Marosi di Mutezza
(the rat in the corner)
La prima programmazione ufficiale di Meridiano Zero si apre all’insegna di una riflessione: qual’è il senso della rappresentazione nel mondo attuale?
Ce lo domandiamo spesso durante i nostri processi creativi quotidiani, e lo domandiamo attraverso il lavoro che proponiamo al pubblico. É un punto fondamentale poiché tutto intorno a noi, nei mezzi di comunicazione di massa, si è fatto spettacolo. La realtà è manipolata, falsificata, spettacolarizzata. Quale allora il ruolo del teatro oggi, se la realtà stessa, la sua rappresentazione, ha surclassato definitivamente il palcoscenico e la sua tradizione e incide profondamente, chirurgicamente, influenzandola, manipolandola e terrorizzandola, sulla nostra vita?
Il teatro contemporaneo vive una condizione catacombale e sotterranea, in posizione di perenne difesa e resistenza se ne è parlato molto nella recente edizione della Biennale Veneziana. Una condizione a cui è relegato dalle scelte istituzionali, ma anche una condizione di fiero e volontario isolamento.
Un topo nell’angolo, appunto, un piccolo animale che quando non ha via di scampo passa all’attacco, si trasforma in guerriero, si scaglia contro un nemico molto più grande di lui, per salvare la vita.
É finito il tempo della sperimentazione, poiché tutte le strade sono già state percorse, questo il sentimento, non senza insidia di conflitti, con cui confrontarsi oggi. Aver chiara la coscienza di quanto può essere vana la ricerca di un percorso originale a tutti i costi.
Il rifiuto della tradizione, di tutte le tradizioni, è un altro punto fermo della scena contemporanea, sempre più contaminata, crocevia di esperienze artistiche anche molto distanti fra loro, che quotidianamente si fa e si disfa nella discussione costante delle proprie strategie e posizioni.
Si continua a resistere!
Ognuno dei lavori proposti in programma, ha in comune questo concetto: la resistenza.
Agli attacchi del presente vacuo, si risponde con la verità, l’arte si fa carico di questo, dice basta agli avvenimenti interessanti e cerca il vero. Anche quando non rappresenta più alcunché ma esibisce puramente il suo farsi e disfarsi sulla scena, senza più l’inseguimento del bello ma esclusivamente della precisione, dell’esattezza. Se tutto intorno è un teatrino assurdo e grottesco, davanti al quale assistiamo quotidianamente alla messa in scena di una realtà che sappiamo non corrispondergli, il teatro (non tutto) prende una posizione chiara, rompe gli indugi, non ammette fraintendimenti.
Il filo rosso che unisce le esperienze in programma, passa attraverso il lavoro portato avanti nell’oscurità di una condizione eternamente precaria, dove diviene sempre più difficile crearsi delle certezze, anche economiche e programmatiche, oltre al problema della rappresentazione divenuta ostaggio primario di altri campi dell’agire umano.